Breve storia dell'immersione

Questa grande sfera sulla quale viviamo è principalmente acqua. Con oltre il 71% della superficie della Terra ricoperta di acqua, non c'è da meravigliarsi se i mari e gli oceani attraggono impavidi esploratori umani da… beh, da molto prima che qualcuno avesse occhialini, boccagli e orologi resistenti alla pressione, questo è certo. Anche adesso, l'oceano è un regno alieno per noi, con i sommozzatori che si sentono come astronauti mentre scandagliano gli abissi.

Allora, come siamo passati dagli albori dell'immersione in apnea – essenzialmente, trattenere il respiro e sperare per il meglio – alle avventure subacquee dei tempi moderni? È una storia che ci porta rapidamente indietro di migliaia di anni, quindi tuffiamoci.

Cercatori di spugne, cacciatori di perle e guerrieri acquatici

Gli Antichi Greci amavano usare spugne di mare nel bagno. Erano spugne naturali, quelle curiose creature degli abissi che si dà il caso siano una delle più antiche forme di vita di cui siamo a conoscenza (gli scienziati credono che siano un antenato comune di tutti gli animali sul pianeta). Le spugne di mare erano così popolari da aver fatto un cammeo nell'Odissea di Omero e nelle grandi riflessioni filosofiche di Platone e Aristotele.

Questa richiesta significava che i pescatori di spugne erano davvero qualcuno, con l'isola egea di Calimno divenuta particolarmente celebre come zona calda per la raccolta delle spugne. I subacquei coraggiosi si spogliavano nudi, trattenevano il respiro e cadevano a piombo tra le acque con l'aiuto di un macigno che li appesantisse. Restavano lì giù per alcuni minuti alla volta, tagliando spugne e raccogliendole in sacchi – una ricompensa remunerativa a quei tempi.

Questo tipo di immersione in apnea ha una lunga e orgogliosa storia anche in Giappone, dove le Ama, o “donne del mare”, scendono verso le profondità forse da 2000 anni. Le donne, originariamente coperte solo con perizomi, cercavano frutti di mare, alghe e perle – una tradizione che continua oggi, anche se le Ama attuali indossano mute e vivono probabilmente un momento più piacevole.

Anche l'immersione militare ha una storia più lunga di quanto si possa pensare. Una leggendaria antenata degli uomini e donne rana di oggi fu l'Hydna di Scione, che – insieme al suo altrettanto abile padre – contribuì a distruggere le navi nemiche in una battaglia navale micidiale tra i Greci e i Persiani nel 480 a.C. Secondo lo storiografo Pausania, padre e figlia nuotarono per miglia per andare segretamente incontro alla flotta persiana ed usare i coltelli per tagliare gli ormeggi delle navi, costringendone molte a schiantarsi ed affondare.

I pionieri dell'immersione moderna

Prendete un bicchiere, riempitene il fondo con un po' di carta da cucina e affondatelo a testa in giù in una bacinella d'acqua. Togliendo il bicchiere, vedrete che la carta rimane asciutta nonostante il bicchiere sia stato immerso completamente nell'acqua. E voilà: avete appena dimostrato il principio alla base della campana subacquea, un'innovazione che ampliò le possibilità dell'immersione.

Queste camere rigide, a tenuta stagna, aperte sul fondo venivano calate in mare, portando con sé una riserva d'aria che diventava compressa sulla sommità della camera. Quest'aria intrappolata poteva quindi essere usata come una riserva per i subacquei a cui tornare per prendere boccate d'ossigeno durante le loro escursioni. Mentre il principio della campana subacquea fu descritto da scrittori lontani nel tempo come Aristotele, le sue origini “moderne” possono risalire al 16° secolo.

Da quel momento in poi, un certo numero di innovatori ha migliorato il progetto di base. Uno di questi cervelloni fu niente di meno che Sir Edmond Halley, famoso per la cometa, che sviluppò una campana subacquea che aveva barili d'aria ad essa allegati, per rimpinguare la quantità di ossigeno di cui potevano far uso i subacquei. Halley fece una scenografica dimostrazione del suo strumento immergendosi nel fiume Tamigi per oltre 90 minuti.

Per quanto riguarda la funzionale muta da sub... c'è stata una lenta evoluzione nel corso del tempo ed uno dei primi pionieri fu un tipo particolarmente laborioso nel Devon che si chiamava John Lethbridge. Riuscendo in qualche modo a trovare il tempo di inventare cose nonostante fosse padre di 17 figli, Lethbridge ideò una primitiva muta da sub nel 1715. La parola “muta” è probabilmente un po' esagerata: era sostanzialmente un enorme cilindro con un oblò ed un paio di buchi per inserirvi le braccia. Non fu soltanto una semplice sperimentazione di una novità da parte di uno sventurato eccentrico, tuttavia. La muta fece la fortuna di Lethbridge, visto che la usò per recuperare relitti di navi ed ottenere tesori sepolti.

Ovviamente, era ben lontana da ogni muta da sub come la intendiamo oggi. Il successivo passo in avanti non arrivò prima degli anni Venti del 1800, grazie all'improbabile ispirazione di un incendio in una fattoria a Whitstable. Quando scoppiò l'incendio, le ondate di fumo impedirono ai soccorritori di poter raggiungere le scuderie per liberare i cavalli intrappolati lì. Apparve sulla scena un tale John Deane, che ebbe la meravigliosa idea di indossare un elmo di un'armatura medievale. La leggenda narra che chiese alla squadra di pompieri del posto di inserire un tubo nell'elmo per rifornirlo di aria, il che gli permise di affrontare il fumo e portare in salvo i cavalli.

Lui e suo fratello Charles in seguito trasformarono questa invenzione improvvisata in un vero e proprio elmetto di rame antincendio, e questo a sua volta si è evoluto in un primitivo casco da palombaro. John Deane fece un uso eccellente della sua stesa creazione quando il relitto della Mary Rose, l'iconica nave dei Tudor, fu ritrovato nel Solent nel 1836. Deane fu uno degli uomini che recuperò la nave, riemergendo con le armi dei Tudor tra gli altri tesori da tempo perduti. (Da notare che gli stessi Tudor avevano originariamente fatto scendere subacquei per recuperare i cannoni dalla nave, e uno di loro fu Jacques Francis, un subacqueo guineano che in seguito divenne la prima persona nera a deporre in un tribunale inglese).

Andando più a fondo

Lo sviluppo dei regolatori di respirazione, che consentono l'inalazione controllata di ossigeno, nel 19° secolo ha aperto la strada all'era dello “scuba diving”, l'immersione subacquea. La stessa parola “scuba” in realtà è nata come acronimo di Self-Contained Underwater Breathing Apparatus, “apparato di respirazione subacqueo autonomo”, una locuzione coniata dal Maggiore Christian Lambertsen, che sviluppò apparecchiature subacquee per gli uomini rana della Marina degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale.

Ovviamente, l'immersione subacquea da allora è diventata una tradizione, ed è enormemente popolare tra i vacanzieri desiderosi di trovarsi faccia a faccia con le intricate barriere coralline e la guizzante, colorata vita marina. Altre tecnologie hanno tenuto il passo della popolarità dell'immersione: ne è un ottimo esempio il CITIZEN Promaster Eco-Drive Professional Diver 1000m, che è alimentato completamente dalla luce ed è progettato per resistere alle incredibili pressioni delle immersioni profonde.

Per maggiori informazioni su Citizen PROMASTER: https://www.citizenwatch-global.com/promaster/it/