Succede Oggi

Jan Palach e la resistenza antisovietica

Il 16 gennaio 1969 lo studente di filosofia cecoslovacco Jan Palach si cosparge di benzina e si lascia bruciare a Piazza San Venceslao, nel centro di Praga. Morirà per le gravissime ustioni riportate dopo tre giorni. La "Primavera di Praga", l'esperimento di radicale rinnovamento politico del regime comunista cecoslovacco, era stata duramente repressa dai carri armati sovietici pochi mesi prima. Il suicidio di Jan Palach è una forma di protesta contro la censura e la "normalizzazione" imposta dai sovietici. Ai funerali partecipano oltre mezzo milione di persone, provenienti da tutta la Cecoslovacchia.

Succede anche

Lo scià fugge dall'Iran

Di fronte all'insurrezione dell'esercito insorto e alle violente dimostrazioni contro il suo governo, Mohammad Reza Pahlavi lascia il paese. Aveva ereditato dal padre il titolo di scià all'età di 22 anni. Pur cercando di modernizzare l'Iran Pahlevi era rimasto attaccato alle tradizioni degli antichi monarchi persiani. Nel 1971 aveva organizzato stravaganti festeggiamenti in occasione dei 2500 anni della monarchia pre-islamica e nel 1976 aveva sostituito formalmente il calendario islamico con quello persiano. Tra i fondamentalisti islamici crebbe il malcontento, e il regime dello scià si fece più oppressivo, con la brutale polizia segreta pronta a sopprimere qualsiasi opposizione. Il distacco dai capi religiosi, i metodi repressivi e gli stretti rapporti con gli Stati Uniti suscitarono le ire del movimento fondamentalista islamico dell'ayatollah Khomeini. Abbandonato l'Iran, lo scià visse in diversi paesi, prima di recarsi negli Stati Uniti nel 1979 per curare una forma di tumore. Ma a Teheran alcuni militanti islamici occuparono l'ambasciata americana, prendendo il personale in ostaggio. Sostenuti da Khomeini, gli assedianti chiedevano il ritorno dello scià in Iran, per processarlo dei suoi crimini. Gli Stati Uniti rifiutarono di consegnarlo. Trattenuti per 444 giorni, i 52 ostaggi americani furono finalmente rilasciati all'inizio del 1981, al termine di trattative condotte con intermediazione algerina. Lo scià morì in Egitto, nel luglio 1980.

Personaggi Famosi

Arturo Toscanini

Il 16 gennaio 1957 muore a New York l'italiano Arturo Toscanini, uno dei più grandi e celebri direttori d'orchestra di tutti i tempi. Nato a Parma nel 1867, Toscanini studia violoncello e composizione al Conservatorio di Parma, dove si diploma nel 1885. Partito come violoncellista per una stagione dedicata all'opera italiana in Brasile, si ritrova sul podio quando il direttore d'orchestra abbandona la scena durante l'"Aida" di Verdi.Tornato in Italia, la sua luminosa carriera ha inizio. E' chiamato a dirigere le più grandi opere nei più prestigiosi teatri. Nel 1898, all'età di 31 anni, diventa direttore stabile della Scala di Milano, il più importante teatro lirico italiano, al cui pubblico propone le prime in Italia del "Sigfrido" di Wagner, dell'"Onegin" di Tchaikovsky, della "Salomè" di Strauss, di "Pelléas et Mélisande" di Debussy, della "Tosca" di Puccini. Primo direttore italiano di fama mondiale, dalla memoria prodigiosa e la volontà ferrea, capace di interpretare alla perfezione la scrittura musicale, e di comunicare, con l'asciuttezza del gesto e l'essenzialità dell'espressione, tutte le sfumature di una partitura, Toscanini univa passione, rigore intellettuale e genialità d'interprete. Nel 1908 è chiamato al Metropolitan di New York, da allora, gli Stati Uniti diventano la sua seconda patria. Nel 1928 viene nominato direttore stabile della Filarmonica di New York, mentre s'incrinano i suoi rapporti con l'Italia: chiamato nel 1931 a dirigere un concerto a Bologna in onore di G. Martucci, si rifiuta di eseguire gli inni ufficiali e all'uscita del teatro viene schiaffeggiato da un gruppo di fascisti. Lascia allora definitivamente il paese e si stabilisce negli Stati Uniti.