Nato da un'agiata famiglia di tradizioni militari, Göring fino all'età di tre anni visse in affidamento. Nel 1915 - a guerra in corso – passò alla neonata aeronautica militare: divenne ben presto uno dei più popolari assi dell'aviazione, entrando a far parte della celebre squadriglia da caccia di Manfred von Richthofen (il leggendario Barone Rosso). Alla morte di quest'ultimo, nel 1918, Göring gli successe al comando della squadra, di cui fu l'ultimo comandante.
Nel 1921 l'ex-asso dell'aviazione conobbe Hitler: immediata fu l'intesa tra i due. Proprio Göring fu il primo membro dell'alta società ad aderire allo NSDAP. Nominato da Hitler nel 1922 capo delle SA, Göring partecipò nel 1923 al fallito Putsch della birreria di Monaco, e fu l'unico, con Rudolf Hess, a sfuggire alla cattura e al processo per alto tradimento, per i successivi 4 anni, Göring visse in esilio.
Amnistiato nel 1927, Göring si affrettò a tornare in Germania; nel 1928 venne eletto al Reichstag.
Nel 1935 venne nominato comandante in capo della Luftwaffe, l'aviazione da guerra.
Fu sempre Göring ad impartire, per conto di Hitler, l'ordine di preparare una "soluzione finale al problema ebraico" a Reinhard Heydrich, capo del servizio di sicurezza delle SS, il 31 luglio 1941.
Di fronte ai suoi primi, clamorosi insuccessi, quali il fallimento della Battaglia d'Inghilterra, l'assedio di Stalingrado e, dal 1944, la mancata difesa dei cieli tedeschi durante i bombardamenti alleati, la sua posizione andò indebolendosi.
Negli ultimi anni, ormai privo della fiducia del Führer e messo ai margini, nell'uomo Göring si verificò una strana decadenza: il Maresciallo del Reich si disinteressò di tutto quel che accadeva intorno a lui rifugiandosi nel lusso della sua vita privata e nei suoi antichi vizi.