PUNTATA 1

Il menù
degli antichi romani

Dimenticate la storiella dei romani che si abbuffano, vomitano e ricominciano a ingozzarsi. In questo primo episodio John Dickie vi racconterà cosa e come si mangiava davvero nell’antica Roma. Scoprirà che i romani hanno inventato lo street food e andavano pazzi per le spezie orientali. E siccome la sua ricerca è sperimentale, John assaggerà l’energy drink dei gladiatori e il vino di duemila anni fa, frugherà nella razione di un legionario e cucinerà sugli spalti del Colosseo, come facevano gli spettatori del più importante anfiteatro dell’antichità.

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PUNTATA 2

A pranzo
con il papa

Il Cristianesimo non è solo la religione più diffusa del paese. È stato anche un elemento fondamentale nella storia degli italiani a tavola., John Dickie scoprirà come la Chiesa ha cambiato il modo di mangiare degli italiani. Rivelerà perché i cristiani del medioevo erano ossessionati dalle tentazioni della carne e andrà a pesca di anguille, piatto classico dei giorni di Quaresima di qualche secolo fa. E, poiché in Italia non c’è regola senza eccezione, John svelerà i peccati di gola dei Papi e sperimenterà le ricette più trasgressive del Rinascimento.

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PUNTATA 3

Cibo
e potere

Bugie, patti segreti, carneficine e lusso sfrenato. È con questi ingredienti che i potenti hanno scritto la storia d’Italia a tavola. L’indagine sul rapporto tra cibo e potere porta John Dickie alla corte di Ferrara, dove sperimenterà le delizie del banchetto più opulento del rinascimento, e a Bologna. In questo viaggio, John scoprirà l’imprevedibile eredità gastronomica della dominazione spagnola e perché il re che ha unito l’Italia mangiava francese. Parteciperà a una battaglia campale insieme all’esercito di Napoleone e frugherà tra le cartelle cliniche di Mussolini per capire la dieta del capo del Fascismo.

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PUNTATA 4

La rivoluzione
della pasta

Marco Polo non ha portato gli spaghetti dalla Cina. Sono stati i musulmani a introdurre la pasta in Sicilia. La storia segreta è piena di sorprese. Entreremo negli acquedotti sotterranei della Palermo musulmana e negli antichi pastifici di Gragnano, scopriremo che il condimento più amato per i maccheroni del medioevo erano zucchero e cannella e perché su un piatto di pasta si reggeva il patto tra un re e il suo popolo.

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PUNTATA 5

Il gioco
della fame

La ricchezza e la creatività della cucina italiana hanno avuto un motore insospettabile: la fame. Rivelerà come dagli avanzi del mattatoio sia nata la tradizione romana del quinto quarto e spiegherà perché nessun italiano dell’800 voleva mangiare la pizza napoletana. Si arrampicherà sull’albero della cuccagna, l’unica possibilità per i poveri del medioevo per addentare qualche leccornia, e scaverà sotto le trincee della prima guerra mondiale. E siccome la povertà non è solo un ricordo del passato, con lo chef Bruno Barbieri John proverà a mettere insieme un menu con il budget settimanale di una famiglia al di sotto della soglia di povertà: 58 euro.

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PUNTATA 6

Viva
l’Italia!

Sembra incredibile, ma per i viaggiatori del Settecento la cucina italiana era la peggiore d’Europa. Oggi che il cibo made in Italy ha conquistato il mondo, John Dickie dedica un omaggio agli artefici di questo successo: un agente di commercio con il pallino delle ricette, le casalinghe disperate del fascismo, lo scienziato americano che ha scoperto la dieta mediterranea e l’esercito di cuochi che hanno viaggiato per il mondo e lo hanno sedotto con le nostre delizie. Dalla Toscana del Grand tour alla Soho degli chef stellati come Giorgio Locatelli, dalla Romagna al Cilento, John Dickie ci spiegherà quali eroi e colpi di genio hanno reso la cucina italiana la più amata al mondo.

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Cipolla rossa di Tropea

Importata dai marittimi di Tropea e Parghelia dalla Fenicia, ha preso il nome dal più importante centro commerciale dell'epoca. Plinio il Vecchio ne enumerava le doti curative nella prima enciclopedia della Storia, la "Naturalis Historia" del 77 dc. Oggi è riconosciuta con il marchio di origine protetta IGP ma da sempre tinge e addolcisce i piatti della tradizione calabrese.

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Tartufo d’Alba

Già presente nelle ricette dei Sumeri che lo mischiavano all'orzo e ai ceci, il tartufo ha un'origine misteriosa. Per Plinio il Vecchio era "fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare" perciò Plutarco azzardò che potesse generarsi dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini. In seguito, si fece largo la credenza popolare che fosse il cibo delle streghe.

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Caffè Valdostano

In Valle D'Aosta il caffè si fa con la grappa. Si tratta del tradizionale café à la cognèntse, di Cogne, che si diffuse fra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento. Quello che lo rende unico al mondo, però, è il modo comunitario di berlo in un apposito contenitore di legno intagliato, con diversi beccucci: la Coppa dell'amicizia, che viene passata di mano in mano fra i commensali.

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